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* Da Londra all'Italia con una bici da corsa - Marzo 2026

** Tante buone ragioni per viaggiare a Marzo in centro Europa

** Introduzione: Pedalare in UK

Tutto al contrario! Esilarante in città, moderatamente pericoloso in
campagna, soprattutto su strade singole dove ci si dimentica del senso
di marcia.

** Giorno 1 [2026-02-27]: London -> Thistley Green

- Distanza: 76,67 km
- Dislivello positivo: 684 m

[[../gpx/2026-02-27-London.gpx][Traccia GPX]]

Si parte!

Su consiglio di colleghi e colleghe ho riconsiderato la mia idea di lasciare il
Regno Unito da Dover, dato che la strada molto trafficata e il vento contrario
avrebbero reso il tragitto pericoloso e abbastanza desolante. In più non ho
trovato ospitalità in Normandia ma ho ricevuto ben due
risposte positive da ciclisti inglesi a metà strada per Harwich, quindi decido
di puntare al traghetto notturno che da Harwich porta a Hook of
Holland, partire venerdì pomeriggio dopo aver salutato il lavoro per un po' e fermarmi
a metà strada.

La strada che ho scelto per uscire dalla metropoli inglese segue il tracciato della [[https://www.dunwichdynamo.co.uk/][Dunwich Dynamo]], famosa
corsa che collega Londra a Dunwich nel Suffolk attraversando
l'Essex. Il piccolo dettaglio e` che la Dunwich Dynamo si corre di
notte: a quanto pare le strade principali sono troppo pericolose per
essere percorse di giorno,
la campagna inglese non provvede granche` piste ciclabili separate, quindi su consiglio dei miei ospiti di stanotte
aggirerò l'ultimo tratto di strade statali passando da secondarie tortuose che sembrano molto divertenti. Sono assai gasato.

Parto un grigio pomeriggio di fine Febbraio dal centro di Londra,
Covent Garden, diretto alle campagne inglesi dell'Essex e del Suffolk. Una leggera
pioggerellina e una temperatura attorno ai 10 gradi rendono pedalare comunque
piacevole ma sono teso perchè non so davvero cosa aspettarmi da
questo paese in cui la guida è opposta e fuori città non sembrano esserci particolari
piste ciclabili. Il vento soffia da Sud-Sud Ovest ed è perfetto per
la mia direzione Est-Nord Est.

Il percorso si rivela piuttosto semplice: dal centro di Londra
percorro i quartieri di Shoreditch, Hackney e mi dirigo verso Epping
dove le strade passano sulle dolci colline della foresta
omonima. Epping e il confine Nord Est della città metropolitana di
Londra: dopo di questo mi aspettano circa 50km di strade di campagna
con guida a sinistra.

La partenza alle ore 12 mi permette di evitare
il grosso del traffico pendolare del venerdì pomeriggio e comunque la città è piena
di piste ciclabili: uscire dal confine metropolitano si rivela molto facile, un'oretta
di zig zag a bassa velocità media a causa dei numerosi semafori e incroci.

Dopodichè la strada si fa più interessante: mi ritrovo su strade
abbastanza larghe per due veicoli, ma con una notevole quantità di fango e buchi a bordo
strada. Ha appena smesso di piovere e sembra che dovrà piovere di nuovo: cerco di darmi un buon
ritmo anche se ho avuto una settimana lunga e ho tanti pensieri in
testa. L'ansia leggera da inizio avventura si fa sentire!

La difficoltà principale è data dalla guida opposta che fuori città
non è evidenziata da piste ciclabili o segnaletica "Look Both
Ways". Il risultato è che ogni tanto mi dimentico e dopo una curva mi
ritrovo sul centro o a destra della strada: non rischio mai una
collisione ma mi rendo conto del pericolo e cerco di stare doppiamente
attento.

Tutto sommato la campagna è stata super godibile, le stradine semi deserte
e i preziosi consigli della mia coppia di ospiti mi fanno evitare le "dreadful roads"
e invece mi ritrovo a scoprire deliziosi paesini di campagna che sembrano usciti da
storie medievali di cavalieri. Le case hanno i tetti di paglia, i villaggi sono piccoli
e molto isolati e l'atmosfera è incredibilmente pacifica.

Oggi pedalata veloce: parto alle 12 e arrivo attorno alle 15 al pub di Joss e Linda, che mi ospiteranno per la notte.

** Giorno 2 [2026-02-28]: Thistley Green -> Harwich

- Distanza: 138,76 km
- Dislivello positivo: 1141 m
  
[[../gpx/2026-02-28-Tendring.gpx][Traccia GPX]]

Grazie ai preziosi consigli dei miei ospitanti sono preparato per la
strada di oggi, che mi porta attraverso le campagne del Suffolk fino
ad Harwich in una giornata piuttosto uggiosa ma che promette gran saliscendi su colline e strade secondarie.

Arrivo facilmente a Tattingstone, porta della penisola Nord del golfo
di Harwich. Oggi dovrò stare a zonzo fino a sera tardi perchè il
traghetto per Hook of Holland parte da Harwich alle 23 e comincia a
imbarcare alle 21: pertanto dovrò trovarmi qualcosa da
fare... perchè non pedalare un po' di più?

Perciò decido di addentrarmi in direzione di Shotley, arrivo
direttamente di fronte ad Harwich per le 14 circa e trovo un pub con
vista sulla baia in cui mangio davvero troppo... Mi mancano ancora
40km abbondanti, ma ho tantissimo tempo. Allora senza fretta riparto
(in salita) per arrivare attorno alle 17.30 bello digerito e soddisfatto.

Harwich sa di porto di mare, nulla di particolarmente turistico ma
incantevole nel suo piccolo. È pieno di scorci sulla baia, aiutati
dal fatto che il tramonto si è schiarito un poco e per fortuna non
piove. Comunque siamo sotto i 10 gradi e io sono ancora in tenuta
ciclismo invernale, quindi dopo aver lavato il fango della strada al
parco pubblico mi dirigo verso un pub per una birra.

Scopro che Harwich ha un vecchio cinema, l'Electric Palace, che
proietta film la sera, soprattutto di sabato come in questo caso.  Per
cui dopo un fish and chips d'obbligo mi dirigo puzzone e felice verso
un film piuttosto coinvolgente, di cui vedo tutto tranne i 10 minuti
finali.

Tappa al supermarket per far scorta di colazione e via sul traghetto,
che mi imbarca velocemente e mi fa trovare una comodissima cabina con
doccia.  Pagata questa volta, ma ne vale la pena. Domattina si torna
sul continente, nella patria delle piste ciclabili! Non vedo l'ora.

** Giorno 3 [2026-03-01]: Hook of Holland -> Amsterdam

- Distanza: 88,72 km
- Dislivello positivo: 270 m
  
[[../gpx/2026-03-01-Rotterdam.gpx][Traccia GPX]]

Sveglia presta sul traghetto: una veloce colazione e un altrettanto
veloce sbarco sul continente, a Hook of Holland, dove passato il
controllo documenti mi ritrovo subito di fronte una pista ciclabile
rossa a due corsie, una fontanella dell'acqua potabile e il vento alle
spalle. Grazie Olanda!

Oggi devo arrivare dai miei amici di Amsterdam entro pranzo: ero
preoccupato delle "dutch hills" col vento contro, ma invece si vola!
Meno di 3 ore (con pausa caffè) per arrivare ad Amsterdamse Bos, la
foresta a sud della città da cui mi butto nel traffico ciclabile. È
tutto troppo semplice qui: le biciclette hanno la precedenza sempre,
ma comunque un occhio extra agli automobilisti allegri è sempre bene
darlo. Volo verso il quartiere Nord, prendo il traghetto in bici e
dopo una mezz'ora sono arrivato. Pranzo, doccia a casa di Giulia e
Francesco e sono di nuovo un turista in incognito.

A quanto pare ho portato il sole: l'inverno olandese dev'essere stato
freddo e grigio, ma oggi sono tutti fuori a godersi la bella
giornata. Speriamo continui!


** Intermezzo: Amsterdam, sole e paperette ben nutrite

Che dire, tanti parchi da visitare in bicicletta, 3 giorni di sole e
amicizie ritrovate. Ogni tanto fa piacere, soprattutto da neo
disoccupato. Il mio corpo però vuole riposare che ho già un
raffreddorone, ne approfitto, ma al quarto giorno sono scalpitante. La
strada aspetta ma io no!

** Giorno 4 [2026-03-05]: Amsterdam -> Tilburg

- Distanza: 134,12 km
- Dislivello positivo: 356 m
  
[[../gpx/2026-03-05-Amsterdam.gpx][Traccia GPX]]

I giorni di riposo e relax sono finiti: convinco Daniele a seguirmi e
partiamo alla volta di Tilburg, nel sud olandese. Oggi 125km circa di
piattume, ma le colline olandesi si fanno sentire al mattino
particolarmente: la strada verso Utrecht ha un buon 20-30km/h di vento
contro che rendono l'avanzata lungo i canali più difficoltosa del
previsto. Del resto, arrivare era stata una passeggiata, giusto
contrappasso.

In compenso, la giornata è splendida e il paesaggio molto rilassante:
ci godiamo la pedalata, con stop in una panetteria marocchina in
periferia di Utrecht che ci offre msemen a volontà: goduria!

Ripartiamo in fretta, siamo solo a metà strada. Daniele si rende
conto di essere stanco ed è la sua prima uscita in bici di più
giorni, per non strafare prende un treno. Io sono solo e spingo a
manetta contro il vento, finisce che arrivo prima di lui ma bello
panato. Devo stare attento a non strafare che d'ora in poi la strada
è lunga!

In compenso Tilburg si rivela essere una città vibrante e
universitaria: non esploriamo troppo la vita sociale, anche se io prendo una
birra di rito dietro alla stazione ma la sera ci concediamo una
passeggiata sul canale che mostra alcuni scorci incantevoli su barche
illuminate dal fiume nel centro della città: un'ottima sintesi di
vita olandese.

Eelka ci ospita calorosamente ed è super gentile: grazie ancora!

** Giorno 5 [2026-03-06]: Tilburg -> Liege

- Distanza: 139,87 km
- Dislivello positivo: 272 m
  
[[../gpx/2026-03-06-Tilburg.gpx][Traccia GPX]]

Da oggi sono di nuovo in solitaria ma non mi dispiace: prevedo parecchio tempo per pensare,
anche se mi rendo conto sempre di più che la bici, la strada sconosciuta e la velocità che la
bici da corsa permette rendono difficile concentrarsi su altri pensieri. Meglio così! Anche se
comincio a pensare che l'Olanda sia davvero troppo facile: non ci sono nemmeno granchè buche da schivare
e pure le strade di campagna hanno le ciclabili!

La mattina è fredda ma il vento è calato: stamattina mi ci vuole un po' a scaldarmi, almeno 20 km lungo un
nebbioso canale che da Tilburg mi porta a perdermi (si fa per dire, grazie alla traccia) nelle pianeggianti
campagne al confine tra Olanda e Belgio. Comincia a vedersi una vegetazione continentale: latifoglie lasciano
il posto a sempreverdi e quelli che al mio occhio ignorante sembrano pini. Al km 40 cedo alla tentazione di un
caffè con gigafettaditorta (ops) che però mi permette di volare fino ai canali del Maas, uno dei principali
fiumi centroeuropei. Maastricht si trova a 110 km da Tilburg lungo la
mia traccia: ho intenzione di arrivarci per pranzo, svaccare su un
prato e poi dirigermi a Liege dove ho trovato ospitalità anche stasera.

Il Maas è tortuoso come può esserlo un fiume maturo: argini alti e canali che intersecano un percorso anche
oggi pianeggiante ma che mi permette di giocare a mantenere una media abbastanza alta su drittoni di 5-10km quasi.
Ben fatto, arrivo a Maastricht stanco e soddisfatto... peccato che non sono ancora arrivato!

Trovo la città molto turistica; oggi è un giorno di sole e il piccolo centro piuttosto gentrificato si presenta
pieno di turisti da shopping e ristoranti costosi; fortuna che trovo una boulangerie per un panino con svacco veloce.
L'aria caldafredda e la pausa di circa un'ora sono piuttosto controproducenti per le mie energie: dormirei qui sul prato!

Purtroppo o per fortuna ho finito l'acqua e le fontanelle non sono scontate da trovare: una scusa per rimettersi in marcia.
L'unica che trovo è chiusa per l'inverno, comprensibile, anche se oggi ci sono più di 15 gradi. Continuo per altri 10km
e poi trovo un caffè a cui chiedo dell'acqua e un americano (il caffè eh, che vi pensate) che vizioso sono e vizioso rimango.

Si vola a Liege! Si vede che sto uscendo dall'olanda: ciclabile più scassata, passaggi in zone industriali, sembra quasi la
provincia a cui sono abituato ma qui comunque ci sono cartelli per itinerari ciclabili e riesco ad arrivare fino in centro
senza mai buttarmi in mezzo al traffico della città. Liege mi ispira: è caotica, grande e vedo persone di tutti i tipi.
In più so che i miei ospiti stanno fuori dal centro e il quartiere sembra essere popolare quanto basta per sentirsi a casa.

Intanto vado un pochetto su e giù per il centro fino in cima alla Citadelle, giusto per salire una salita corta ma spezzafiato
prima della tappa di domani che sarà ben più movimentata. Intravedo le colline, i boschi e le strade tortuose storiche del ciclismo Belga:
ho tante buone speranze per domani, anche se so che non potrò replicare Liege-Bastogne esattamente come fanno quelli forti nella classica
di primavera. Una cosa è andare con le strade chiuse, l'altra è seguire itinerari sicuri. Per ora mi godo una piacevole serata con Laura e Robin
che mi trattano da re e hanno pure un sacco di avventure da raccontare. Grazie!

# Nota: scrivere e mandare traccia a L&R

** Giorno 6 [2026-03-07]: Liege -> Luxemburg via Bastogne

- Distanza: 201,37 km
- Dislivello positivo: 2,221 m
  
[[../gpx/2026-03-07-Liege.gpx][Traccia GPX]]

Sono decisamente su di giri per la lunga giornata oggi: saluto i miei
ospiti e parto attorno alle 8 del mattino. Oggi quasi tutto il percorso
seguirà la Eurovelo 5 e voglio essere a Bastogne
per pranzo, le giornate sono abbastanza lunghe ma il buio arriva
ancora alle 18.30. Poi pranzo è sempre un orario indicativo, si sa.

Parto svelto ma non quanto vorrei lungo la ciclabile che costeggia l'Ourthe,
fiume tortuoso e decisamente freddo la mattina ma molto caratteristico: piccoli
borghi, zone acquitrinose e rapide sovrastate da falesie che tra l'altro sembrano
arrampicabili. Addio pianura! Finalmente ci si imbricca un po'.

Nel frattempo la ciclabile è piuttosto scassata, nulla che la bici da corsa non
possa gestire ma rende difficile mantenere i 25 km/h di media. Beh non m'importa,
me la godo lo stesso.

Dopo circa 50km abbandono il lungofiume per cominciare a salire! La pendenza è abbastanza dolce e la strada poco trafficata, è una bella sensazione.
Nonostante i dislivelli collinari, i saliscendi si fanno sentire: su verso Grandmenil, giù a Freyneux, su a Chabrez, un po' su un po' giù a Mormont,
lungo stradine di campagna. A Bastogne ho accumulato più di 1000d+ e mi concedo pausa panino e birretta (ops) che oggi è meglio trattarsi bene.
In compenso capisco perchè queste terre siano storiche per il ciclismo: ogni strada sembra essere un allenamento notevole e la cultura non manca, anche
se non è ostentata da mille piste ciclabili come in Olanda.

Storco il naso a vari manifesti filo-Americani: Bastogne è stata
luogo di una delle battaglie più famose della WW2 in cui combatterono
le truppe USA e che segnò la disfatta delle forze naziste, ma visto
la situazione del 2026 sembrano quantomeno anacronistici. Si parte con
la pancia piena e la gamba pure, speriamo bene!

Dopo un piccolo momento di défaillance in cui mi ritrovo su un
itinerario sterrato, ma comunque indicato, scopro con piacere che il
Lussemburgo è una goduria in bicicletta!  Quasi tutto il mio percorso
seguirà la pista ciclabile W9 ricavata da un vecchio tracciato
ferroviario e quindi separato dalla carreggiata ma anche piacevolmente
vario e nel bosco, con tanto di gallerie buie e crocevia da
interpretare perchè pieni di cartelli. La luce comincia ad
abbassarsi: la campagna al tramonto da il meglio di se e continuo ad incrociare
pedoni, ciclist*, corridor* che si godono la giornata di sole.

Urca se era lontana Lussemburgo! Gli ultimi 20 km sono stati i più duri, come sempre,
per di più questa sera sono anche in ostello e spero di riuscire a dormire, ma vista
la fatica di oggi ho pochi dubbi che collasserò dopo una passeggiata d'obbligo a Lussemburgo
il sabato sera. Tamarri a dir poco, ma pittoreschi gli scorci e molto ospitali.

** Giorno 7 [2026-03-08]: Luxemburg -> Nancy

- Distanza: 153,48 km
- Dislivello positivo: 787 m
  
[[../gpx/2026-03-08-Luxembourg.gpx][Traccia GPX]]

Verso la France insoumise! Sicuramente più del Lussemburgo e della sua European Experience,
oggi giornata un po' più corta che son curioso di passeggiare per Nancy anche se so che dovrò
tornare indietro di 10 km per incontrare i miei ospiti della sera.

Le colline si fanno via via più ampie e abbandono l'Eurovelo 5 per dirigermi a Thonville dove
incrocio la Moselle, altro grande corso d'acqua del centro Europa che mi porterà fino a Nancy e
domani a Strasbourg. La prima cosa che trovo al confine con la Francia è una centrale nucleare
con tanto di lago a fianco per fare passeggiate: classico esempio di Europa bella e distopica.
Davvero oggi è difficile guardare con diffidenza le torri enormi, soprattutto vista la temperatura
mite e il sole.

Tra Thonville e la Moselle incontro Alex, un ciclista di buona gamba con cui condividiamo una ventina
di chilometri fino a Metz. Si offre anche di portarmi in giro per la città incantevole e mi offre persino
il pranzo: non sono sicuro di meritarlo, ma grazie e a bientot!

Rinfrancato nello spirito e nella pancia mi dirigo verso Nancy: oggi di nuovo pochi su e giù ma un leggero
falsopiano lungo la Moselle; devo ammettere che a lungo andare il fiume viene a noia ma penso che sia dato
più dal leggero vento contro. L'argine ciclabile però mi permette di rilassarmi e di godermi il paesaggio
che pian piano si incunea in colline che lasciano presagire la traccia di domani verso Strasbourg. Una
domenica di sole!

Nancy infatti è piena di persone, turisti, passeggianti e persone che si godono la domenica al parco. Spendo
in boulangerie quello che non ho pagato a pranzo e faccio dietro-front verso Bouxieres-aux-Dames dove trovo i miei
carinissimi ospiti e la loro doccia calda. Stasera si parla francese! O almeno ci si prova...

** Giorno 8 [2026-03-09]: Nancy -> Strasbourg

- Distanza: 166,93 km
- Dislivello positivo: 1482 m
  
[[../gpx/2026-03-09-BaD.gpx][Traccia GPX]]

Ringrazio i miei ospiti e vengo anche accompagnato fino all'imbocco della ciclabile che attraversa le colline a nord del
canale della Moselle che conduce da Nancy a Strasbourg attraverso i Vosgi del nord. Passo quindi da un saliscendi moderato
a una buona dose di pianura lungo fiume, come ti sbagli. Però la ciclabile è davvero degna di nota: gli argini sono
pulitissimi, le chiuse decorate da murales e dopo un centinaio di km trovo anche opere di ingengneria idrica (si dice così?)
notevoli, seconde solo alla nostra Romagna allagata (scherzo).

Oggi la difficoltà principale sta nel trovare l'acqua: è lunedì e tutto è chiuso, attraverso solo posti isolati e le fontane
pubbliche sono chiuse per l'inverno anche lungo la ciclabile. Non troppo carino, ma fortunatamente trovo una fabbrica con a fianco
un caffè dove prendo un panino e ricarico i liquidi. Verso i Vosgi!

La salita che ho scelto è il Col du Valsberg che non presenta particolari difficoltà a parte essere la prima vera salita montana
del viaggio, con pendenze attorno al 10% su alcuni tratti e lunga svariati km. Si ripresentano abeti, larici e in lontananza si intravedono
castelli della Lorena orientale; penso che l'Alsazia inizi oltre le montagne ma non ne sono sicuro. Intanto salgo e ho già fatto
più di 100km; oggi il piano è farne circa 160 e spero che la discesa sia divertente.

Lo è eccome: ma mi rimangono comunque 30km di pianura da affrontare per arrivare a Strasburgo e questo mi affatica parecchio, anche se
sono comunque in grado di cambiarmi le scarpe arrivato in centro e far due passi. La città è notevole: il centro con case antiche
e canali è quasi tutto unicamente ciclabile, il quartiere del parlamento europeo è grandioso e si respira un'aria molto giovane e universitaria,
che invoglia a fermarsi e scrutare i manifesti e le vetrine più alternative.

Stasera devo aspettare le 19 che i miei ospiti non sono a casa prima, allora approfitto per fare commissioni: ho finito la crema per il sedere e
voglio cucinare la cena. Pasta, come ti sbagli!

** Giorno 9 [2026-03-10]: Strasbourg -> Freiburg im Breigsau

- Distanza: 116,71 km
- Dislivello positivo: 1783 m
  
[[../gpx/2026-03-10-Strasbourg.gpx][Traccia GPX]]

La traccia di oggi non è la più ovvia ma molto probabilmente mi
permetterà di godermi un po' di bici da strada nella Schwartzwald che
tanto desidero visitare. Perciò lascio la Francia di prima mattina
passando il confine tracciato dal fiume Reno e trovandomi in Germania,
come confermano le Banhof rosse, i manifesti elettorali (troppa troppa
AfD!) e i Kebab place di dimensioni notevoli. La zona è piuttosto
rurale fino ai dintorni di Offenburg che si rivela un concentrato di
capannoni e di lavori sulla ciclabile, comunque molto comoda e sempre
presente a lato della carreggiata principale.  Diciamo non il panorama
più pittoresco e di nuovo poche fontane, reduce dall'esperienza di
ieri perdo più tempo a cercarne con scarso successo per tutti i primi
50 km.

Forse mi faccio troppi problemi, insomma la testa gira strana finchè
non raggiungo Schellingen dove lascio il fondovalle e seguo la strada
per Hofstetten, prima salita del giorno. Dovrebbe essere uno scaldo
rispetto a quello che mi aspetta poco dopo; ma si rivela una mazzata
notevole, veloce e con pendenze sul 12% per quasi due km fino a
Kirchof. Che sveglia, finalmente!

Il mio obbiettivo del giorno è la salita che da Waldkirch mi porterà
al passo Kandel, passo decisamente alpino e considerato un ottimo
allenamento per i Friburghesi (Friburghini? Friburgotti?). Dopo una
rapida discesa che spiana su un considerevole traffico e ciclabile a
zig zag arrivo a Waldkirch. Ho del cibo grazie alla mia gentilissima
ospite e oggi ho già fatto pausa torta; è il primo pomeriggio e mi
butto in salita.

Mi aspettano 11km con circa 900d+ con una pendenza media di più
dell'8%. Speriamo molli ogni tanto! Ma il grafico della pendenza
lascia poche speranze... Supero qualche mountain biker e vengo
superato da un altro stradista decisamente più aitante di me ma anche
meno carico quindi chi se ne importa della performatività, sono qui
per godermi il panorama e la sudata. La bici si comporta bene ma
qualche scricchiolio comincia a far capolino dal movimento centrale,
dannato press fit. La strada è ottima come allenamento: poche rampe e
tanta pendenza costante sul 9-10% soprattutto nei primi 5 km, poi più
rilassata ma comunque 8% costante e pochissimi tornanti! Certi
drittoni infiniti mi lasciano poco spazio per godermi il panorama, che
comunque è molto nascosto nel bosco. Ricorda molto la salita al Monte
Amiata da Castel del Piano, sia come vegetazione che come strada. Nel
complesso me la godo e trovo pure una fontana a metà strada,
benvenuta.

Non so quanto impiego a salire (non troppo, dai) e in cima un freddo
becco! Sono a 1200m slm e si sono palesati dei nuvoloni da pioggia che
mi fanno sgranocchiare il panino in fretta e furia, una fotuzza veloce
ai parapendiisti e via in discesa!  Le strade della Foresta Nera è
simile per certi versi alle montagne appeniniche e per altri versi
alle Alte Alpi francesi; finisco in una valle incantevole dopo
St. Peter, sono curioso di visitare il borgo ma non mi fermo troppo
che gocciola e io ancora ho qualche chilometro da fare.

Oggi arrivo presto dai miei ospiti a Zarten, trovo lei che pulisce le
biciclette da turismo e lui che mi saluta calorosamente, purtroppo non
parlo tedesco e lui non parla inglese, mi dispiace molto ma almento
riesco a parlare con lei.

Mi offrono una lavatrice e due consigli per andare verso il treno per
Freiburg, che è vicina e molto ben collegata. Per una volta sono
libero dalle tacchette e dalla tutina!  Stasera si passeggia. La
pioggerella non mi turba troppo; ho il piumino rappezzato con lo
scotch ma non mi sento fuori posto. Freiburg è forse la città che mi
piace di più finora: vicinissima alle prime colline ma molto
ciclabile, pittoresca anche con la pioggia, sembra giovane e pop
(feste reggae il martedì sera? Wow!)

Finisco alla Market Hall che è una galleria coperta di stand di cibo
da vari paesi: potrebbe essere una cafonata per turisti alla Mercato
Centrale in Italia ma invece trovo persone del posto, da sole o in
gruppo, e con 15 euro mi rimpinzo... birre escluse, ma in fondo
costano meno che da noi.

Al ritorno per la stazione vado dalla parte sbagliata e per un minuto
perdo il treno, ops, ho bevuto una di troppo ma non importa perchè il
successivo è dopo 25 minuti: che pacchia! Alle 21.30 sono di nuovo a
casa e pronto per una notte di sonno coi fiocchi. Grazie grazie grazie
a Rose ed Erich che mi hanno trattato benissimo e spero che
ricambierò ospitandovi nelle Alpi che amate tanto.

** Giorno 10 [2026-03-11]: Freiburg im Breigsau -> Basel (e treno per Montreux)

- Distanza: 82,09 km
- Dislivello positivo: 952 m
  
[[../gpx/2026-03-11-Kirchzarten.gpx][Traccia GPX]]

L'aspetto per me più incredibile di tutto questo viaggio è che dopo quasi due settimane
questo sia il primo giorno di brutto tempo, sia annunciato che effettivo e non sembra nemmeno tanto male!
Pioggerellina mattutina mentre lascio Zarten, oggi il meteo promette temporale pomeridiano e voglio ancora
farmi una salitina o due prima di arrivare a Basilea. Da lì ho intenzione di barare e prendere un treno,
che di pedalare fino alla sera con la pioggia mi manca la voglia e mi piacerebbe molto tentare il passo del
Sempione domani per arrivare già in Italia, l'unica finestra di bel tempo della settimana.

Seguo i consigli dei miei ospiti e mi dirigo verso Notschrei, località sciistica locale che
presenta una bellissima salita con pendenze variabili tra il 9 e il 12-14%, di prima mattina è una figata ma un bell'ansimare!
In realtà voglio riposarmi; la prospettiva delle Alpi da attraversare a Marzo, con solo un passo aperto e il freddo,
mi spaventa e non voglio esagerare. Salgo con calma e cerco di godermi il panorama: la montagna qui è fatta di colline enormi
piene di boschi e villaggi ripidi anch'essi. In cima la neve! E un vento sferzante e grigio tutto attorno: mi bardo e mi butto
in discesa dopo una pausa banana.

Ho voglia di un caffè e di un butterbretzel e lo trovo lungo la discesa: la valle sembra infinita ma molto pittoresca; qui la ciclabile
fa a zigzag sul fiume e spesso non è ben messa, anche se ogni tanto ho l'impressione di sbagliare strada e quindi mi ributto sulla
principale, fortunatamente poco trafficata.

Trovo una bakerei che mi prepara il bretzel e il caffè... ma non ho
più contanti e "only cash" per la prima volta! Mannagg... Comunque la
proprietaria con un sorriso mi dice che va bene così; io però voglio
ricambiare lo stesso e scavo dentro tutte le mie sacche, per trovare
cinque euri appallottolati sotto la camera d'aria. Forse gli stessi
che mi aveva lasciato un amico quest'inverno quando ci eravamo
separati durante un giro. Insomma pago con la felicità della
panettiera e continuo; a Basilea mancano ancora 50 chilometri che devo
dire non mi emozionano particolarmente.

In compenso pioviggina e le nuvole girano sopra la mia testa sempre
più scure, ma non comincia a diluviare mai, quindi io spingo e per
pranzo sono a Basilea SBB (la stazione principale, enorme e molto
bella). Bella anche la storia del basilisco, serpente o drago o
uccello in grado di pietrificare e uccidere con lo sguardo e il suo
potente veleno. Qui le fontane sono basilischi, minacciosi ma anche
carini come cuccioli di drago. Probabilmente il mio buonumore è anche
dato dal fatto che oggi pomeriggio svacco duro in treno per una volta!

Sono in svizzera e si vede: non perdo tempo a cercare caffè qui ma mangio
il pranzo che mi ha preparato Rose, ospite d'oro davvero. Qui comincia un
quiproquo con le ferrovie svizzere che dura circa un'ora: prima sbaglio e compro il biglietto
"half-price" che però è riservato a chi ha l'abbonamento che permette di pagare
i biglietti a metà prezzo; chiedo all'ufficio clienti e viene fuori che basta prendere un'altro
biglietto a metà prezzo e farne uno intero. A questo punto mi reco ai binari e mi rendo conto
di aver comprato un biglietto per una tratta con 4 cambi! Saranno pure veloci, ma non ho voglia di passare
3 ore a far sue e giù dal treno. Allora torno in ufficio e cerco di cambiarlo con un biglietto per una tratta
con il prezzo equivalente ma che passa da Berna e Losanna dove il cambio è più agevole. Insomma finisce che
pago quasi 90 franchi per 3 ore di treno per Montreux, il prezzo pieno è insensatamente caro.

I treni non sono tanto diversi da quelli italiani, ma sono molto più
frequenti. In virtù di questo l'ultimo treno della sera si ferma per
un guasto a metà strada, a 10 km da Montreux, permettendomi anche una
pedalata serale fino all'ostello. Stasera niente ospiti: voglio
partire presto e comunque non ho trovato nessun warmshower qui; sono
tutti casinò, case vacanze e turismo lacustre. Posto comunque
pazzesco nonostante la pioggia; le silhouettes delle montagne che si
stagliano sul lungolago e svaniscono nelle nuvole sono un panorama
molto agognato dopo tutta la pianura dell'olanda e le ciclabili lungo
FIUME.

Trovo un ostello molto confortevole, stanotte spendo per una camera
singola che non voglio svegliare nessuno quando mi alzo alle 4.30
domani. Ho in testa una pianificazione continua e il meteo butta
pioggia tutta la notte: mi doccio, mi rilasso e vado a far due passi
per procacciarmi del cibo. Trovo un negozio in chiusura che mi vende
una colazione da portare in camera e un cinese che sembra essere
l'unico posto abbordabile: stasera ramen! Ma per essere in un posto
così chic mi aspettavo un po' meglio, farmi ospitare mi ha davvero
VIZIATO.

Sono gasato, sono stanco, sono preoccupato, ho in testa solo di andare
a dormire per cominciare a pedalare. Ho pulito la catena e la bici,
con l'aiuto della receptionist mi faccio lasciare almeno del tè che posso
scaldare domattina presto prima di partire. Alle 21 sono nel letto; fuori diluvia. Che voglia di dormire!

** Giorno 11 [2026-03-12]: Montreux -> una Tesla a St. Maurice

- Distanza traccia: 302 km
- Dislivello positivo traccia: 2900 m
  
[[../gpx/2026-03-12-Montreux-failed.gpx][Traccia GPX completa (non completata)]]

Sono le 4.30 del mattino e ancora diluvia a secchi qui a Montreux. MeteoSwiss afferma che smetterà alle 5:
crediamogli, oppure rassegnamoci, vado a farmi il tè di soppiatto nella cucina ed esco che effettivamente molla
un po' di piovere. Ho tutto: ho la salopette catarinfrangente, ho le luci cariche e una powerbank, ho la traccia sul navigatore.

L'idea è di fare 300km e 3000 d+; per me ambizioso ma l'unica mia preoccupazione è la stagione non ancora ottimale per stare
in strada tutto il giorno. Comunque parto di buona lena e dopo un paio di incertezze sulla strada da prendere al buio mi ritrovo
sull'argine del Rodano diretto verso Sion da cui voglio attaccare il Simplon. Intanto albeggia: sono le 7 e la luce è già alta, non vedo
l'ora che si passi all'ora legale che voglio la luce al pomeriggio!

Vorrei raccontare del passo, della lotta di salire, di arrivare a
2000m con la neve e scendere a Domodossola col sole. Da qui 100 km di
saliscendi, severi, per arrivare alla casa dove sono cresciuto a
cena. Ho pianificato e sognato questa traccia per tutto il viaggio e ho
guardato tutte le webcam, ma la triste verità è che un po' di karma,
un po' di destino e un po' di sfiga hanno fermato il mio viaggio a 35km
dalla partenza, alle 7.15 del mattino. A Saint-Maurice infatti la ciclovia
attraversa il paese lungo la strada principale. Il traffico è esiguo
ma comunque è un giovedì e le persone si stanno muovendo ora; in particolare
un'auto che si ferma allo stop mentre io percorro la strada in diritto
di precedenza, poi riparte senza guardare. Crash! Bum! Ma che cazzo fai
coglione! Are you crazy? Putain! (Ho urlato tutto questo ma non ho
imparato nessun insulto davvero ingiurioso in francese: devo
assolutamente rimediare).

Tante cose si possono dire riguardo alla responsabilità, al rischio che mi apprestavo
a correre durante la giornata e alla colpa. Probabilmente dedicherò la fine di questo
piccolo resoconto proprio a questo, ma ora mi dedico puramente al resoconto degli eventi.
In breve io vedo cosa sta per succedere, per fortuna, e quindi rotolo più o meno consciamente
sul cofano della Tesla bianca del mio investitore che mi colpisce all'altezza delle gambe.
Io rotolo a terra e mi rialzo immediatamente, vedi le offese del paragrafo precedente. Mi rendo
conto che a parte un paio di lividi, graffi e contusioni leggere sono illeso. Il mio antivento è strappato ma nemmeno così male;
la bicicletta invece sembra OK a un primo sguardo ma la ruota anteriore è storta da buttare.

Devo dare atto al guidatore che è stato molto gentile, preoccupato e mi ha aiutato finchè poteva; mi ha accompagnato a Martigny
davanti a un negozio di bici che avrebbe aperto in un'ora e dove la stazione mi avrebbe permesso di prendere un treno per l'Italia,
mi ha lasciato i suoi dati e ha contattato la sua assicurazione in giornata ammettendo la colpa. Non riesco ad essere abbastanza
arrabbiato sul momento, sono solo concentrato sull'idea di riprendere il viaggio. Scaricata la bici però, la brutta ma ovvia sorpresa: il telaio
in carbonio è spezzato in più punti, probabilmente irreparabile. Bici kaput, pedalata finita, amarezza che sale. Dopo aver scambiato il numero
di telefono intimo al soggetto di andare, che tanto aveva già fatto abbastanza, mi avvio a piedi un po' zoppicante verso un caffè per cambiarmi
e ragionare sul da farsi. Ho un po' di lacrime agli occhi ma tengo duro; non è la prima volta che mi spatacco e so che le delusioni inevitabili
vanno semplicemente affrontate con pazienza. Ora ho ancora adrenalina e fame; voglio mantenere la testa lucida per non ritrovarmi un minuto di più
in questo paese dove rischio di spendere troppo e non andare da nessuna parte.

Il ritorno a casa (nel Biellese) si rivela essere più facile del previsto: ferrovia Martigny -> Sion -> Domodossola -> Novara -> Biella. È presto,
riesco a prendere un treno alle 9.40 circa ed arrivare un'ora dopo a Domodossola. Oltralpe era grigio; qui c'è un sole pazzesco e almeno cinque gradi
in più. Mi viene di nuovo il magone: era tutto perfetto, il meteo, il
piano, la giornata. Per non deprimermi mi butto in focacceria e mi
faccio pure uno spritz; dopotutto tantovale godersela. Così mi faccio venire a prendere alla stazione di Cossato al pomeriggio. Fine della strada!

** Epilogo

*** Traccia completa

Penso di aver avuto una gran fortuna, finale del viaggio a parte, ad
attraversare tutto il centro europa fino alle alpi con relativamente
poco vento, un sole molto presente e temperature miti in una stagione
notorialmente suscettibile che è la fine dell'inverno. Certo aver
percorso lo stesso viaggio in Aprile sarebbe stato più leggero ma
nemmeno troppo; io comunque ho fatto tutto in bikepacking, non avevo
tenda e sacco a pelo ma solo un cambio di vestiti, attrezzi, luci e
acqua, oltre che ovviamente telefono, ciclocomputer e documenti. Peso
totale mezzo più borse 18kg, con anche un piumino 100g e un kway
antipioggia che ho usato solamente a Montreux la sera. Del resto,
pedalando ci si scalda e con la bici da strada pedalare tutto il
giorno è molto facile. Allego la traccia completa e le singole tappe
scaricabili in GPX, trovo che sia stato un percorso più vario e a
tratti selvaggio di quanto mi aspettassi, ricco di storia del 900 e di
cultura ciclistica. Mi dispiace non essermi fermato di più in Belgio
e in Schwarzwald, ma il tempo che volevo dedicare a questo viaggio era
comunque di due settimane. Sono convinto di tornare: l'infrastruttura
ciclabile che ho attraversato mi ha fatto molto ben sperare. Sembra
proprio che siamo noi "alpini" ad essere indietro da questo punto di
vista, sia come percorsi, ciclovie e piste ciclabili ma anche come
rispetto reciproco tra utenti della strada.

*** Riguardo all'incidente

Avete mai ruzzolato sul cofano di un'auto? Per me era la prima volta. Tante cose si possono dire ma ho avuto una gran fortuna a non farmi male,
probabilmente anche perchè mi sono reso conto che stavo per venir centrato. Se tutto fosse successo all'improvviso, magari con un impatto da dietro,
sarebbe andata molto peggio sicuramente. Quindi ho avuto tempo di
sviluppare vari ragionamenti che prima di questo fatto, nella mia
inesperienza e incoscienza, non consideravo abbastanza.

**** Il costo del pericolo

È risaputo e accettato che pedalare presenti dei rischi
incontrollabili, non importa l'esperienza del ciclista, la quantità
di luci e protezioni che si indossano e l'attenzione. Occhio: casco e tanta
tanta attenzione sono imprescindibili. Senza il casco avrei probabilmente lasciato
un po' di cervello in Svizzera!

Nonostante i rischi, la scelta di viaggiare in bicicletta e la
sensazione di essere sulla strada sono richiami difficili da ignorare
quando la passione chiama, inoltre sono oramai presentati come sostenibili,
migliori di tante alternative inquinanti o di modi troppo organizzati
e quindi vuoti e un po' insulsi di fare turismo. Senza contare che viaggiare
con le proprie gambe costa meno e permette di sicuro un'esperienza a
contatto con le persone che si incontrano, un'esperienza che non è
schermata da finestrini, autogrill o parcheggi lottizzati. Proprio questo mi ha dato molto
da pensare: il prezzo da pagare per farsi avvolgere dal mondo, per l'ospitalità popolare e la gentilezza delle persone,
è anche il pericolo che si corre ogni giorno mettendosi là fuori senza nulla se non dei vestiti comodi, un casco
e un mezzo che in caso di impatto di sicuro non ha airbag, cinture ma anzi ci proietta in posti assurdi e magari ci
procura pure più lividi.

Ecco quindi che la filosofia del cicloturismo come minimalismo e autosufficienza può diventare più mortale
che tante esperienze di survival in ambienti selvaggi e poco ospitali, tanto basta che una persona non giri la testa
a sinistra o a destra per procurarci ferite potenzialmente gravi e distruggere il nostro mezzo. Giusto meditare sulla
cosa prima di affrontare un viaggio.

Ps: bello il carbonio eh, ma non si ricicla e si ripara a peso d'oro. Viaggiarci va bene ma purtroppo a me è bastata una volta,
con tanta tristezza, per dover cambiare tutta la bicicletta. D'ora in poi ferro!

**** Strafare o provarci?

Ho considerato a posteriori un po' un segno dall'alto che la mia tappa
finale super preparata sia stata interrotta in partenza e in maniera
così definitiva, possibilmente anche un segno che stavo cercando di
strafare, di andare oltre un limite che avrei incontrato più avanti
durante la giornata, magari in maniera ancora più pericolosa. Non
sono totalmente convinto di questo: non intendo considerare uno
sbadato guidatore di Tesla come un segno del destino ma anzi come
sfortuna e monito che il pericolo è dato anche dal momento: mettersi
in strada alle 7 del mattino significa spesso che chi ci sta attorno
è disattento perchè appena sveglio e non si aspetta di vedersi
arrivare un ciclista, non importa a che velocità.

Detto ciò continuerò a provarci, anche spingendo (moderatamente) il
limite, perchè l'alternativa è quella di accontentarsi e con la
bicicletta ancora non mi va.

**** Abbiamo ragione NOI!

Se qualcuno ci investe in bici mentre guida un auto, abbiamo
sicuramente ragione noi. Non considero troppo il caso in cui avete
bruciato rossi, pedalate contromano, sbucate all'improvviso: non si fa
mentre si viaggia, in una strada sconosciuta, in un paese estraneo soprattutto.

Quindi fintanto che siamo coscienti non dobbiamo avere timore: nome, cognome, telefono, indirizzo, assicurazione devono saltare fuori.
Io ho avuto "fortuna" perchè la persona che mi ha investito si è comportata onestamente e mi ha lasciato tutto ammettendo le sue colpe;
pertanto ho riavuto un risarcimento in meno di due settimane.

Amici mi hanno consigliato di denunciare, di cercare di spremere il più possibile,
ma non me la sono sentita. Non ho un avvocato di fiducia, non voglio andare avanti più del necessario, ma hanno ragione a dire che non
ha senso accontentarsi se siamo noi i danneggiati che rischiano tanto per condividere uno spazio reso non sicuro dalla tecnologia
a motore, dalla paura dell'ignoto e dalla disattenzione spesso lobotomizzata di chi guida tutto il tempo.

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